La bellezza. La semplicità.
La bellezza della semplicità che non è mai banale ma unica.
Lo sporco. La bellezza dello sporco, la semplicità dello sporco della pioggia mischiata alla terra, del verde dei fili d'erba, del nero della brace, del sudore della fatica e della gioia, dell’odore delle vacche.
Antitetico ai formalismi di quelli che si mettono in ghingheri il sabato sera, delle foto allo specchio prima di uscire, con l'amuchina pronta all’uso ancora dovessero accarezzare un cane. Che poi questi al massimo accarezzano i cani tascabili, inutili che non corrono e scodinzolano neanche per sbaglio. Finti.
Lo sporco quello vero, della vita e non quello della morte o del conformismo.
Sul cielo nuvole e non nubi tossiche. Accumuli di bucce di fave e non di rifiuti.
Quanto è bella la vita, quanto è sporca la vita, quanto è semplice la vita.
Il Gargano è bello, semplice e sporco e stravolgerlo sarebbe un suicidio. Il Gargano è vita.
Ieri è stato fatto un processo al Gargano organizzato al Carpino Folk Festival:
hanno testimoniato il panorama del Lago di Varano, le Isole Tremiti sullo sfondo appoggiate al nostro Adriatico, i ricordi delle estate passate a Calenella, il sole che ha acceso i nostri visi, il vino che ha riscaldato i nostri corpi, il "sacro" latte appena munto che ha circolato nelle nostre vene,la manualità nell’intrecciare cesti e mozzarelle, i sonetti dei patriarchi, il suono della tammorra e della chitarra battente, gli occhi toscani che si illuminano quanto parlano della meraviglia di questo promontorio dove ha deciso di trasferirsi,la rotondità dei caciocavalli, le deliziose erbe spontanee dei prati, i canti di Passione della tradizione e chi li tramanda, le urla di richiamo dei vaccari, le verdi colline di Carpino, lo spirito transumante che porterà il Gargano in tutta Italia grazie agli amici che ci sono venuti a trovare da ogni angolo della penisola,la cordialità della famiglia Facenna che ha ospitato centinaia di persone e ha messo a disposizione la propria azienda e “Sua Maestà Le Vacche”.
La sentenza è stata che il Gargano per essere migliore di quello che è, deve essere semplicemente,bellamente e sporcamente ciò che è.
Grazie al Carpino Folk Festival, la famiglia Facenna , i Cantori di Carpino, ai miei amici, ai nuovi amici di Ariano Irpino e del Salento che ci hanno fatto ballare, alle vacche, al vino, a Dio che ha fatto spendere il Sole, alla vivacità di Luciano e a tutti gli organizzatori e collaboratori che hanno reso il 25 Aprile una speciale Liberazione Podolica
Briooooooooooo
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sabato 26 aprile 2014
domenica 20 aprile 2014
Quando la bici può far bene al Gargano
L’intento di questo articolo è quello di illustre gli
effetti benefici della bicicletta attraverso il racconto dei suoi amatori.
Pensavo di trovarmi a parlare di quanto questo mezzo di trasporto sia economico,
ecologico, salutistico e stimolante. Pensavo di discutere delle potenzialità
attrattive e di sviluppo economico che possono essere espresse con il
cicloturismo. Ed è così, anche più di quello che credessi.
Ma non avrei mai pensato di dover parlare anche di libertà.
Questo è il senso profondo che ho avvertito dall’incontro con Leo Del Viscio e
Michele Aprile, rispettivamente presidente e membro dell’Associazione Sportiva
Dilettantistica ´Garganici` con sede a Vico del Gargano. Attualmente annoverano
25 iscritti provenienti da tutto il Gargano, i quali non percepiscono alcun
tipo di sostegno economico da istituzioni e sponsor .
L’associazione di ciclo-amatori nasce nel Gennaio 2010 dalla
volontà di poche persone, capaci già sei mesi dopo di organizzare, in
collaborazione con il prezioso aiuto di sponsor privati, il 1° Gran Fondo dello
Sperone. Tale gara di mountain-bike ha visto la partecipazione di circa 120
iscritti, di ogni sesso, età e
preparazione agonistica provenienti da ogni parte di Italia. La partenza della
gara era nel centro di Vico del Gargano, e ha percorso anche le strade che
circumnavigano il prezioso centro-storico per poi proseguire nel pieno della
Foresta Umbra e terminata al punto di partenza. Durante la competizione, la
villa comunale si era trasformata in un parco attrezzato dove i ragazzi
imparavano divertendosi ad apprezzare le qualità della bicicletta. Il tutto
ripreso dalle telecamere di Sky. L’anno
successivo la Gran Fondo dello Sperone ha avuta un’altra edizione. Poi basta!
“I partecipanti sono rimasti entusiasti dell’organizzazione
ed ancora ne parlano bene quando gli incontriamo in giro per l’Italia” afferma
del Viscio. Gli associati hanno partecipato
a molte competizioni e raduni in tutta Italia come ad esempio la ´24h di Roma`.
Dalla loro nascita ´I Garganici` sono
stati sempre rappresentati in ognuno delle tre più importanti competizioni di
mountain-bike di livello nazionale ed europea quali ´La SellaRonda Hero` e la ´Dolomiti
Superbike` . “Sono competizioni durissime è la vera impresa è terminarle. Non
tutti ci riescono, però a noi capita spesso” afferma Aprile.
Alcuni associati possono vantare anche ottime soddisfazioni
personali come è successo a Giuseppe Angelicchio e Antonio d’Avolio che nel
Giugno 2010 hanno rispettivamente conquistato il primo e il secondo posto alla
Coppa Italia di Orienteering di Mountain-Bike. I successi si sono ripetuti
anche durante il Campionato italiano Marathon UISP di Mountain-Bike svoltosi
nel Giugno 2013, in cui molti “ Garganici” si sono classificati quarti e quinti
delle diverse categorie.
Il Presidente del Viscio ha ottenuto un eccellente 7 posto al
Campionato ´Trofeo dei Parchi Naturali`, che però gli ha lasciato l’amaro in
bocca “per discutibili calcoli” che gli hanno impedito di salire sullo scalino
più basso del podio. Il ´trofeo dei Parchi Naturali` è un campionato di
mountain-bike le cui tappe si percorrono all’interno dei parchi naturali delle
8 regioni del sud-Italia. “Abbiamo proposto all’Ente Parco del Gargano e alla
Provincia di Foggia di patrocinare la Gran Fondo dello Sperone, in modo da
poter provare ad inserirlo all’interno del trofeo dei Parchi Naturali, ma non
ci hanno mai risposto” afferma del Viscio.
La delusione del presidente è molto più visibile in questa
constatazione che per la medaglia di bronzo mancata per un pelo. “Noi siamo sempre
disponibili a collaborare per la realizzazione di eventi di questo genere, ma
solo se c’è un progetto eccellente e una seria attenzione per questo sport da
parte delle istituzioni.” Del Viscio ricorda che l’organizzazione delle due
edizioni della ´Gran Fondo dello Sperone` è pesata tutta sulle loro spalle e
“proseguire senza il supporto delle
istituzioni, diventava un impresa impossibile che non riuscivamo più a
sostenere”.
Il Gargano si adatta alla perfezione ad ospitare eventi
sportivi ciclistici, capaci di promuovere il territorio usufruibile da
visitatori disposti a praticare sport per tutto l’anno, per non parlare del
meccanismo virtuoso che si azione ogni qualvolta che si organizzano
competizioni con centinaia di partecipanti e famiglie a seguito.
Ed è proprio la famiglia uno degli elementi che favoriscono
la pratica di questo sport che necessita di fatica e di giornate di allenamento
che tolgono tempo agli affetti. “Bisogna avere delle compagni di vita
intelligenti che assecondino questa passione” dichiara Isabella Notarangelo,
moglie di del Viscio e socia fondatrice de ´Garganici`. I sacrifici agonistici
vengono condivisi da chi ti è vicino,
che colgono l’occasione di accompagnare amici, parenti e coniugi alle varie
competizione “per conoscere posti e
persone diverse ed interessanti” . Anche
se in sella si è da soli, la bicicletta
ha poco di solitario e molto di collettivo. Con i compagni di squadra si
istaura un rapporto di stimolo e di supporto, sia logistico che morale. “Condividere
i sacrifici aiuta a migliorarsi e a superare i propri limiti” sostiene Aprile
che insieme ad altri due compagni di viaggio, Francesco Romondia e Cosimo
Parisi, sono partiti da Piazza San Francesco di Vico del Gargano ed hanno
raggiungo Piazza San Marco a Venezia,
percorrendo circa 670 km in tre tappe. “Lo abbiamo fatto per avere nuovi
stimoli. Ci siamo posti degli obiettivi e gli abbiamo raggiunti.” Quando gli
faccio notare che in molti gli hanno considerati dei “pazzi” non si meraviglia
e mi fa notare che “ c’è molta diffidenza verso sport che qui sono considerati inusuali,
ma io non ascolto queste persone perché non possono capire le sensazioni che
stimola la bici.”
Mi spiega queste sensazioni, parlandomi della libertà, alla
quale è associato il concetto di “confine”. Confini territoriali da superare,
ma anche personali da attraversare. Non
c’è libertà senza confini che vengono affrontati e superati, ed ancora
affrontati e superati, continuamente come percorrendo una scala evolutiva.
Aprile e i suoi compagni di avventura avevano bisogno di
affrontare una nuova sfida e di attraversare territori e paesaggi diversi, dopo
aver perso il conto per tutte le volte che ha compiuto il giro del Gargano in
mountain-bike . “ Pedalare sul Gargano è stupendo. Non lo dico per
campanilismo, ma in pochi minuti si ammirano panorami che si trasformano in
continuazione”. L’andamento della bici è
l’ideale per permettersi di gustare le mille sfaccettature dell’ambiente
garganico in una giornata. Paradossalmente con la bici si recupera quel tempo
che la frenesia della velocità sacrifica ai particolari del paesaggio e ai
suoni della natura. “Tutti i garganici apprezzano il territorio, ma solo con la
bici sono riuscito a capire quanto sia davvero bello.” La mia incapacità di non poter descrivere le sensazioni di chi
percorre i sentieri del Gargano è confermato da una frase che del Viscio dice spesso a sua
moglie “ vorrei che vedessi quello che ho visto io con i miei occhi”.
La bicicletta offre
punti di vista differenti, capaci
di tracciare orizzonti nuovi oltre che
ammirarli sotto un’altra luce.
Uno sport che in realtà è uno stile vita che tra i suoi
valori annovera il rispetto della
bellezza naturale, il sacrificio come mezzo per raggiungere i risultati, la
condivisione per tentare di migliorarsi quotidianamente. Ed ovviamente la
libertà.
Chissà quale altre imprese compiranno ´Garganici` nei
prossimi anni. Tra sentieri abbandonati
e strade piene di buche, l’impressione
personale e che fin quando ci sarà la forza di pedalare non mancherà la
passione per farlo. La speranza è che chi di dovere si accorga di quanto tale
“pazzia” possa far bene a tutto il Gargano.
sabato 14 settembre 2013
Il paesaggio è la bellezza su cui investire.
Il suolo è una risorsa vitale,
rinnovabile solo a lungo termine, la cui corretta gestione è basilare per
garantire il nostro benessere senza compromettere la capacità delle generazioni
future di soddisfare i propri bisogni.
Eppure troppo spesso il suolo viene
trattato come un mezzo da sfruttare con una scarsa consapevolezza degli effetti
derivanti dalla perdita delle sue funzioni.
Esplicativa
in tal senso è la situazione urbanistica italiana. A partire principalmente dal
secondo dopoguerra le aree urbane si sono espanse secondo criteri guidati
spesso più da interessi particolari che da processi programmatici che tenessero
in debita considerazione la vocazione naturale del territorio e dei suoli. Sono
stati asportati, o modificati per sempre, suoli ad elevata fertilità e
vocazione agricola( la quota di suolo agricolo che ogni anno viene destinata
all'urbanizzazione è di oltre 100 Kmq all'anno, il che significa 30 ettari al
giorno, 200 mq al minuto) in alcuni casi ubicati in aree ad elevata
pericolosità geologica e idraulica.
L’urbanizzazione comporta la rimozione
totale del suolo oppure un suo decorticamento e successiva copertura con
materiali impermeabili come calcestruzzo, metallo, vetro, catrame e plastica,
per la costruzione di edifici, strade o altri usi ( Impermeabilizzazione del
suolo o Soil Sealing; ). Il suolo è perso oppure non è più in grado di
esplicare le sue funzioni (Consumo di suolo), in particolare viene impedita la
sua capacità di regolare i flussi idrici con serie conseguenze sui fenomeni
alluvionali.
Senza tenere conto delle conseguenze
della dispersione abitativa ( cosiddetto sprawl ) un elevato consumo di suolo comporta
la sottrazione di terreni produttivi e naturali, l’erosione e perdita di
qualità del paesaggio, e la vulnerabilità e pericolosità del territorio con
conseguente incremento dei danni subiti e provocati.
Questi danni diventano ancora più
assurdi se si tiene conto che l’offerta di abitazioni risponde pienamente alle
esigenze della popolazione italiana che ha uno dei tassi di crescita
demografica più bassi al mondo.
La bulimia cementizia è una sindrome
che ha colpito tutto il territorio nazionale, ma se vogliamo guardare alla nostra piccola
situazione locale, non potrà essere sfuggito alle menti più critiche la
relazione che esiste tra lo spopolamento e la crescita di nuove costruzioni. In Italia esistono all’incirca 2 milioni e mezzo di case vuote, non so se esistano
dati precisi sul comune di Vico ma azzarderei a dire che la metà delle
abitazioni sono regolarmente inabitate.
Un economia dove ha un peso rilevante un
settore di servizio allo sviluppo, inevitabilmente soffre di spinte speculative
che si gonfieranno come bolle pronte a scoppiare da un momento all’altro.
Dalle regole che si adottano per delineare
l’uso del territorio si progetta anche il futuro economico dello stesso e la
qualità della vita di chi lo abita. Per questo motivo gli interventi sopratutto
quelli irreversibili come quelli edilizi non possono essere lasciate alle
aspirazioni personali o regolati in maniera superficiale e interessata.
La terra in questo senso, anche se di
proprietà (pubblica o privata che sia) assume rilevanza di bene comune in
quanto fondamento di un progetto comune infra e intra generazionale.
Le circostanze odierne ci dovrebbero
indurre a progettare lo sviluppo con punti di vista diversi dal tradizionale
pensiero economico. Come molti sostengono si dovrebbe ripartire proprio
dall’uso accurato dei beni comuni.
Questo non significa stronzare
l’edilizia così come i cosiddetti “piani casa”non incentivano un benessere di lunga durata.La
nostra nazione detiene il primato della produzione di cemento e di nuove
costruzioni tra i paesi europei , ma questo non ci ha impedito ad essere trai
Paesi che maggiormente stanno soffrendo la crisi.
L’Italia, cosa che stride assurdamente
con i dati precedente, è anche la nazione con un patrimonio paesaggistico enaturalistico tra i più affascinanti del pianeta, possiede suoli molto fertili
e condizioni ambientali che sono alla base di prodotti enogastronomici che tutto
il mondo ci invidia.
Insomma esistono ben altre risorse
strategiche su cui fondare lo sviluppo economico ma che sono bloccate dal
cemento. Noi garganici non siamo immuni dalla cattiva gestione, come ricorda Mauro
Baioni in un suo scritto del 2005 contenuto all’interno del libro NO SPRAWL, le aree costruite da Lesina a Vieste interessano “all'incirca 25 km di fronte mare su 44, ovverosia la quasi totalità della costa bassa garganica. Alcuni di questi insediamenti mostrano uno sviluppo lineare parossistico: Rodi-S. Barbara (3,2 km), S.Menaio (2,5 km), Vieste (6,8 km).”
Per frenare questa corsa suicida, alcune amministrazioni italiane hanno seguito le esperienze positive estere ed hanno adottato un piano regolatore «a crescita zero». Ovvero, un piano che non concede più costruzioni su terreno vergine, né permette di fare varianti per rendere un terreno agricolo edificabile. Si può costruire solo sull'esistente o sulle aree dismesse e si fanno eccezioni solo per le aziende situate nella zona industriale e che abbiano necessità di espandersi, perché questo giova al mercato del lavoro. Un ripensamento della progettazione territoriale è richiesta anche dal presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Paolo Buzzetti che ha dichiarato che «Vi è bisogno di una visione strategica a medio-lungo termine dello sviluppo del territorio urbano», Buzzetti ha inoltre spiegato all’assemblea dei costruttori che «Occorrono nuovi meccanismi urbanistici che rendano possibili, anche da un punto di vista economico, le operazioni di riqualificazione urbana, gli interventi di demolizione e ricostruzione e di sostituzione. E considerata la scarsezza di risorse pubbliche devono, per forza, rinvenirsi processi virtuosi con il coinvolgimento dei privati». In pratica, è necessario «il passaggio da una cultura di espansione a una cultura di riqualificazione».
Questa cultura di riqualificazione ,
spero sia contenuta nel nuovo PUG (piano urbanistico generale) del nostro
comune, ma sinceramente è lecito anche pretendere che il suolo sia svincolato
dai vincoli di bilancio, che l’amministrazione( qualsiasi) si liberi dalla
facile tentazione degli oneri di urbanizzazione e che la progettazione del
territorio sia condivisa coi comuni limitrofi.
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