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sabato 26 aprile 2014

Liberazione Podolica

La bellezza. La semplicità.
La bellezza della semplicità che non è mai banale ma unica.
Lo sporco. La bellezza dello sporco, la semplicità dello sporco della pioggia mischiata alla terra, del verde dei fili d'erba, del nero della brace, del sudore della fatica e della gioia, dell’odore delle vacche.
Antitetico ai formalismi di quelli che si mettono in ghingheri il sabato sera, delle foto allo specchio prima di uscire, con l'amuchina pronta all’uso ancora dovessero accarezzare un cane. Che poi questi al massimo accarezzano i cani tascabili, inutili che non corrono e scodinzolano neanche per sbaglio. Finti.
Lo sporco quello vero, della vita e non quello della morte o del conformismo.
Sul cielo nuvole e non nubi tossiche. Accumuli di bucce di fave e non di rifiuti.
Quanto è bella la vita, quanto è sporca la vita, quanto è semplice la vita.
Il Gargano è bello, semplice e sporco e stravolgerlo sarebbe un suicidio. Il Gargano è vita.
Ieri è stato fatto un processo al Gargano organizzato al Carpino Folk Festival:
hanno testimoniato il panorama del Lago di Varano, le Isole Tremiti sullo sfondo appoggiate al nostro Adriatico, i ricordi delle estate passate a Calenella, il sole che ha acceso i nostri visi, il vino che ha riscaldato i nostri corpi, il "sacro" latte appena munto che ha circolato nelle nostre vene,la manualità nell’intrecciare cesti e mozzarelle, i sonetti dei patriarchi, il suono della tammorra e della chitarra battente, gli occhi toscani che si illuminano quanto parlano della meraviglia di questo promontorio dove ha deciso di trasferirsi,la rotondità dei caciocavalli, le deliziose erbe spontanee dei prati, i canti di Passione della tradizione e chi li tramanda, le urla di richiamo dei vaccari, le verdi colline di Carpino, lo spirito transumante che porterà il Gargano in tutta Italia grazie agli amici che ci sono venuti a trovare da ogni angolo della penisola,la cordialità della famiglia Facenna che ha ospitato centinaia di persone e ha messo a disposizione la propria azienda e “Sua Maestà Le Vacche”.
La sentenza è stata che il Gargano per essere migliore di quello che è, deve essere semplicemente,bellamente e sporcamente ciò che è.
Grazie al Carpino Folk Festival, la famiglia Facenna , i Cantori di Carpino, ai miei amici, ai nuovi amici di Ariano Irpino e del Salento che ci hanno fatto ballare, alle vacche, al vino, a Dio che ha fatto spendere il Sole, alla vivacità di Luciano e a tutti gli organizzatori e collaboratori che hanno reso il 25 Aprile una speciale Liberazione Podolica
Briooooooooooo













domenica 20 aprile 2014

Quando la bici può far bene al Gargano

L’intento di questo articolo è quello di illustre gli effetti benefici della bicicletta attraverso il racconto dei suoi amatori. Pensavo di trovarmi a parlare di quanto questo mezzo di trasporto sia economico, ecologico, salutistico e stimolante. Pensavo di discutere delle potenzialità attrattive e di sviluppo economico che possono essere espresse con il cicloturismo. Ed è così, anche più di quello che credessi.
Ma non avrei mai pensato di dover parlare anche di libertà. Questo è il senso profondo che ho avvertito dall’incontro con Leo Del Viscio e Michele Aprile, rispettivamente presidente e membro dell’Associazione Sportiva Dilettantistica ´Garganici` con sede a Vico del Gargano. Attualmente annoverano 25 iscritti provenienti da tutto il Gargano, i quali non percepiscono alcun tipo di sostegno economico da istituzioni e sponsor .
L’associazione di ciclo-amatori nasce nel Gennaio 2010 dalla volontà di poche persone, capaci già sei mesi dopo di organizzare, in collaborazione con il prezioso aiuto di sponsor privati, il 1° Gran Fondo dello Sperone. Tale gara di mountain-bike ha visto la partecipazione di circa 120 iscritti,  di ogni sesso, età e preparazione agonistica provenienti da ogni parte di Italia. La partenza della gara era nel centro di Vico del Gargano, e ha percorso anche le strade che circumnavigano il prezioso centro-storico per poi proseguire nel pieno della Foresta Umbra e terminata al punto di partenza. Durante la competizione, la villa comunale si era trasformata in un parco attrezzato dove i ragazzi imparavano divertendosi ad apprezzare le qualità della bicicletta. Il tutto ripreso dalle telecamere di Sky.  L’anno successivo la Gran Fondo dello Sperone ha avuta un’altra edizione. Poi basta!
“I partecipanti sono rimasti entusiasti dell’organizzazione ed ancora ne parlano bene quando gli incontriamo in giro per l’Italia” afferma del Viscio. Gli  associati hanno partecipato a molte competizioni e raduni in tutta Italia come ad esempio la ´24h di Roma`.  Dalla loro nascita ´I Garganici` sono stati sempre rappresentati in ognuno delle tre più importanti competizioni di mountain-bike di livello nazionale ed europea quali  ´La SellaRonda Hero` e la ´Dolomiti Superbike` . “Sono competizioni durissime è la vera impresa è terminarle. Non tutti ci riescono, però a noi capita spesso” afferma Aprile.
Alcuni associati possono vantare anche ottime soddisfazioni personali come è successo a Giuseppe Angelicchio e Antonio d’Avolio che nel Giugno 2010 hanno rispettivamente conquistato il primo e il secondo posto alla Coppa Italia di Orienteering di Mountain-Bike. I successi si sono ripetuti anche durante il Campionato italiano Marathon UISP di Mountain-Bike svoltosi nel Giugno 2013, in cui molti “ Garganici” si sono classificati quarti e quinti delle diverse categorie.
Il Presidente del Viscio ha ottenuto un eccellente 7 posto al Campionato ´Trofeo dei Parchi Naturali`, che però gli ha lasciato l’amaro in bocca “per discutibili calcoli” che gli hanno impedito di salire sullo scalino più basso del podio. Il ´trofeo dei Parchi Naturali` è un campionato di mountain-bike le cui tappe si percorrono all’interno dei parchi naturali delle 8 regioni del sud-Italia. “Abbiamo proposto all’Ente Parco del Gargano e alla Provincia di Foggia di patrocinare la Gran Fondo dello Sperone, in modo da poter provare ad inserirlo all’interno del trofeo dei Parchi Naturali, ma non ci hanno mai risposto” afferma del Viscio.
La delusione del presidente è molto più visibile in questa constatazione che per la medaglia di bronzo mancata per un pelo. “Noi siamo sempre disponibili a collaborare per la realizzazione di eventi di questo genere, ma solo se c’è un progetto eccellente e una seria attenzione per questo sport da parte delle istituzioni.” Del Viscio ricorda che l’organizzazione delle due edizioni della ´Gran Fondo dello Sperone` è pesata tutta sulle loro spalle e “proseguire  senza il supporto delle istituzioni, diventava un impresa impossibile che non riuscivamo più a sostenere”.
Il Gargano si adatta alla perfezione ad ospitare eventi sportivi ciclistici, capaci di promuovere il territorio usufruibile da visitatori disposti a praticare sport per tutto l’anno, per non parlare del meccanismo virtuoso che si azione ogni qualvolta che si organizzano competizioni con centinaia di partecipanti e famiglie a seguito.
Ed è proprio la famiglia uno degli elementi che favoriscono la pratica di questo sport che necessita di fatica e di giornate di allenamento che tolgono tempo agli affetti. “Bisogna avere delle compagni di vita intelligenti che assecondino questa passione” dichiara Isabella Notarangelo, moglie di del Viscio e socia fondatrice de ´Garganici`. I sacrifici agonistici vengono condivisi  da chi ti è vicino, che colgono l’occasione di accompagnare amici, parenti e coniugi alle varie competizione  “per conoscere posti e persone diverse ed interessanti” .  Anche se in sella si  è da soli, la bicicletta ha poco di solitario e molto di collettivo. Con i compagni di squadra si istaura un rapporto di stimolo e di supporto, sia logistico che morale. “Condividere i sacrifici aiuta a migliorarsi e a superare i propri limiti” sostiene Aprile che insieme ad altri due compagni di viaggio, Francesco Romondia e Cosimo Parisi, sono partiti da Piazza San Francesco di Vico del Gargano ed hanno raggiungo Piazza San Marco a Venezia,  percorrendo circa 670 km in tre tappe. “Lo abbiamo fatto per avere nuovi stimoli. Ci siamo posti degli obiettivi e gli abbiamo raggiunti.” Quando gli faccio notare che in molti gli hanno considerati dei “pazzi” non si meraviglia e mi fa notare che “ c’è molta diffidenza verso sport che qui sono considerati inusuali, ma io non ascolto queste persone perché non possono capire le sensazioni che stimola la bici.”
Mi spiega queste sensazioni, parlandomi della libertà, alla quale è associato il concetto di “confine”. Confini territoriali da superare, ma anche personali da attraversare.  Non c’è libertà senza confini che vengono affrontati e superati, ed ancora affrontati e superati, continuamente come percorrendo una scala evolutiva.
Aprile e i suoi compagni di avventura avevano bisogno di affrontare una nuova sfida e di attraversare territori e paesaggi diversi, dopo aver perso il conto per tutte le volte che ha compiuto il giro del Gargano in mountain-bike . “ Pedalare sul Gargano è stupendo. Non lo dico per campanilismo, ma in pochi minuti si ammirano panorami che si trasformano in continuazione”.  L’andamento della bici è l’ideale per permettersi di gustare le mille sfaccettature dell’ambiente garganico in una giornata. Paradossalmente con la bici si recupera quel tempo che la frenesia della velocità sacrifica ai particolari del paesaggio e ai suoni della natura. “Tutti i garganici apprezzano il territorio, ma solo con la bici sono riuscito a capire quanto sia davvero bello.” La mia incapacità  di non poter descrivere le sensazioni di chi percorre i sentieri del Gargano è confermato  da una frase che del Viscio dice spesso a sua moglie “ vorrei che vedessi quello che ho visto io con i miei occhi”.
La bicicletta offre  punti di vista differenti,  capaci di  tracciare orizzonti nuovi oltre che ammirarli sotto un’altra luce.
Uno sport che in realtà è uno stile vita che tra i suoi valori annovera  il rispetto della bellezza naturale, il sacrificio come mezzo per raggiungere i risultati, la condivisione per tentare di migliorarsi quotidianamente. Ed ovviamente la libertà.

Chissà quale altre imprese compiranno ´Garganici` nei prossimi anni. Tra sentieri  abbandonati e strade  piene di buche, l’impressione personale e che fin quando ci sarà la forza di pedalare non mancherà la passione per farlo. La speranza è che chi di dovere si accorga di quanto tale “pazzia” possa far bene a tutto il Gargano.    




sabato 14 settembre 2013

Il paesaggio è la bellezza su cui investire.

Il suolo è una risorsa vitale, rinnovabile solo a lungo termine, la cui corretta gestione è basilare per garantire il nostro benessere senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
Eppure troppo spesso il suolo viene trattato come un mezzo da sfruttare con una scarsa consapevolezza degli effetti derivanti dalla perdita delle sue funzioni.
Esplicativa in tal senso è la situazione urbanistica italiana. A partire principalmente dal secondo dopoguerra le aree urbane si sono espanse secondo criteri guidati spesso più da interessi particolari che da processi programmatici che tenessero in debita considerazione la vocazione naturale del territorio e dei suoli. Sono stati asportati, o modificati per sempre, suoli ad elevata fertilità e vocazione agricola( la quota di suolo agricolo che ogni anno viene destinata all'urbanizzazione è di oltre 100 Kmq all'anno, il che significa 30 ettari al giorno, 200 mq al minuto) in alcuni casi ubicati in aree ad elevata pericolosità geologica e idraulica.
 L’urbanizzazione comporta la rimozione totale del suolo oppure un suo decorticamento e successiva copertura con materiali impermeabili come calcestruzzo, metallo, vetro, catrame e plastica, per la costruzione di edifici, strade o altri usi ( Impermeabilizzazione del suolo o Soil Sealing; ). Il suolo è perso oppure non è più in grado di esplicare le sue funzioni (Consumo di suolo), in particolare viene impedita la sua capacità di regolare i flussi idrici con serie conseguenze sui fenomeni alluvionali.
Senza tenere conto delle conseguenze della dispersione abitativa ( cosiddetto sprawl ) un elevato consumo di suolo comporta la sottrazione di terreni produttivi e naturali, l’erosione e perdita di qualità del paesaggio, e la vulnerabilità e pericolosità del territorio con conseguente incremento dei danni subiti e provocati.
Questi danni diventano ancora più assurdi se si tiene conto che l’offerta di abitazioni risponde pienamente alle esigenze della popolazione italiana che ha uno dei tassi di crescita demografica più bassi al mondo.
La bulimia cementizia è una sindrome che ha colpito tutto il territorio nazionale, ma se  vogliamo guardare alla nostra piccola situazione locale, non potrà essere sfuggito alle menti più critiche la relazione che esiste tra lo spopolamento e la crescita di nuove costruzioni. In Italia esistono all’incirca 2 milioni e mezzo di case vuote, non so se esistano dati precisi sul comune di Vico ma azzarderei a dire che la metà delle abitazioni sono regolarmente inabitate.
Un economia dove ha un peso rilevante un settore di servizio allo sviluppo, inevitabilmente soffre di spinte speculative che si gonfieranno come bolle pronte a scoppiare da un momento all’altro.
 Dalle regole che si adottano per delineare l’uso del territorio si progetta anche il futuro economico dello stesso e la qualità della vita di chi lo abita. Per questo motivo gli interventi sopratutto quelli irreversibili come quelli edilizi non possono essere lasciate alle aspirazioni personali o regolati in maniera superficiale e interessata.
La terra in questo senso, anche se di proprietà (pubblica o privata che sia) assume rilevanza di bene comune in quanto fondamento di un progetto comune infra e intra generazionale.
Le circostanze odierne ci dovrebbero indurre a progettare lo sviluppo con punti di vista diversi dal tradizionale pensiero economico. Come molti sostengono si dovrebbe ripartire proprio dall’uso accurato dei beni comuni.
Questo non significa stronzare l’edilizia così come i cosiddetti “piani casa”non  incentivano un benessere di lunga durata.La nostra nazione detiene il primato della produzione di cemento e di nuove costruzioni tra i paesi europei , ma questo non ci ha impedito ad essere trai Paesi che maggiormente stanno soffrendo la crisi.
L’Italia, cosa che stride assurdamente con i dati precedente, è anche la nazione con un patrimonio paesaggistico enaturalistico tra i più affascinanti del pianeta, possiede suoli molto fertili e condizioni ambientali che sono alla base di prodotti enogastronomici che tutto il mondo ci invidia.
Insomma esistono ben altre risorse strategiche su cui fondare lo sviluppo economico ma che sono bloccate dal cemento. Noi garganici non siamo immuni dalla cattiva gestione, come ricorda Mauro Baioni in un suo scritto del 2005 contenuto all’interno del libro NO SPRAWL,  le aree costruite da Lesina a Vieste interessano “all'incirca 25 km di fronte mare su 44, ovverosia la quasi totalità della costa bassa garganica. Alcuni di questi insediamenti mostrano uno sviluppo lineare parossistico: Rodi-S. Barbara (3,2 km), S.Menaio (2,5 km), Vieste (6,8 km).”
Per frenare questa corsa suicida, alcune amministrazioni italiane hanno seguito le esperienze positive estere ed hanno adottato un piano regolatore «a crescita zero». Ovvero, un piano che non concede più costruzioni su terreno vergine, né permette di fare varianti per rendere un terreno agricolo edificabile. Si può costruire solo sull'esistente o sulle aree dismesse e si fanno eccezioni solo per le aziende situate nella zona industriale e che abbiano necessità di espandersi, perché questo giova al mercato del lavoro. Un ripensamento della progettazione territoriale è richiesta anche dal presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Paolo Buzzetti che ha dichiarato che  «Vi è bisogno di una visione strategica a medio-lungo termine dello sviluppo del territorio urbano», Buzzetti ha inoltre spiegato all’assemblea dei costruttori che  «Occorrono nuovi meccanismi urbanistici che rendano possibili, anche da un punto di vista economico, le operazioni di riqualificazione urbana, gli interventi di demolizione e ricostruzione e di sostituzione. E considerata la scarsezza di risorse pubbliche devono, per forza, rinvenirsi processi virtuosi con il coinvolgimento dei privati». In pratica, è necessario «il passaggio da una cultura di espansione a una cultura di riqualificazione». 
Questa cultura di riqualificazione , spero sia contenuta nel nuovo PUG (piano urbanistico generale) del nostro comune, ma sinceramente è lecito anche pretendere che il suolo sia svincolato dai vincoli di bilancio, che l’amministrazione( qualsiasi) si liberi dalla facile tentazione degli oneri di urbanizzazione e che la progettazione del territorio sia condivisa coi comuni limitrofi.